Il principio è contenuto nella delibera 20/2017/G sulla metropolitana di Napoli
La pratica degli addendum contrattuali alle vecchie concessioni di lavori affidate senza gara prima delle direttive europee del 1993 è contraria al diritto europeo. Il principio è stato riaffermato dalla Corte dei Conti nella delibera 20/2017/G relativa alla metropolitana di Napoli, pubblicata ieri.
I giudici contabili ritengono che le concessioni senza gara foosero illegittime in base alla normativa europea di allora e siano contrarie alle leggi italiane dopo la Merloni del 1994, inefficienti e antieconomiche. Prevedono, infatti, istituti aboliti come la revisione prezzi, non contengono ribassi sui valori progettuali, sollecitano il contenzioso a causa dell’enorme potere contrattuale alle imprese, allungano i tempi e dilatano i costi.
La Corte sostiene che il mantenimento del regime di assenza di concorrenza vada circoscritto a quei soli rapporti che si basano su atti giuridici sorti prima dell’abrogazione delle concessioni di sola committenza e non dilatato nel tempo, fino a includervi anche fatti la cui genesi è successiva.
Qualche osservatore fa notare che, se il futuro governo dovesse decidere di seguire le indicazioni della Corte dei Conti, non potrebbe, ad esempio, affidare alle grandi imprese le tratte mancanti dell’alta velocità.