Per il Tar Campania, bastano stretti rapporti di parentela con soggetti condannati per reati di mafia
Sintesi della sentenza del Tar Campania, Sezione 1, numero 1017 del 14 febbraio 2018.
Per il Tar Campania, bastano stretti rapporti di parentela con soggetti condannati per reati di associazione mafiosa, risultanti da «elementi indiziari» e anche in mancanza di prove, per giustificare il “no” all’iscrizione.
Nella sentenza, i giudici della Prima sezione scrivono che, nel caso di specie, gli elementi indiziari «convergono in termini gravi, precisi e concordanti, nel formare un quadro più che sufficiente, in base alla regola causale del “più probabile che non” (cfr. Cons. Stato, sez. III, n. 4657/2015; n. 1328/2016; n. 1743/2016; n. 4295/2017), a ingenerare un ragionevole convincimento sulla sussistenza di un condizionamento mafioso in capo all'impresa ricorrente», che compare in una informativa interdittiva antimafia.
Il Tribuiale di Napoli ribadisce che «l’interdittiva antimafia, per la sua natura cautelare e per la sua funzione di massima anticipazione della soglia di prevenzione, non richiede la prova di un fatto, ma solo la presenza di una serie di indizi in base ai quali non sia illogico o inattendibile ritenere la sussistenza di un collegamento con organizzazioni mafiose o di un loro condizionamento».