Fino al 4 febbraio al Metropolitan museum of art. Poi, Oslo.
Il mondo lo conosce per quell’"Urlo" disperato, in grado di deformare tramonto e il mare in un istante eterno, che nell’immaginario collettivo si è trasfuso nel simbolo dell’angoscia.
Eppure, la carriera artistica di Edvard Munch fu un continuo muoversi ed esplorare, tornando, anche a distanza di molti anni, a rivisitare i soggetti favoriti con nuova ispirazione.
Alla frenetica ricerca di Munch il Metropolitan museum of art di New York dedica una corposa retrospettiva, a cura di Gary Garrels, Elise S. Haas e Caitlin Haskell e in collaborazione con il Munch museum di Oslo e il San Francisco Museum of modern art.
“Edvard Munch: between the clock and the bed” evidenzia tutta la carica rivoluzionaria dell’artista, che dalle file del Simbolismo anticipò con drammatica intensità i fermenti espressionisti.
La collezione contiene dipinti mai visti in America, come “Despair” (precursore dell’“Urlo”, che lascia l’Europa per la seconda volta nella storia), “Lady in black”, “Puberty”, più 16 autoritratti, genere in cui l'artista si espresse con maggiore partecipazione.
Li definiva “autoanalisi”: oggi possono essere letti come confessioni, racconti immaginari, rivelazioni psicologiche o testimonianze di un’epoca.
La mostra resterà in programma al The met breuer fino al prossimo 4 febbraio, per poi volare al Munch museum di Oslo, dove resterà dal 12 maggio al 9 settembre 2018.