Perplessa anche la Corte dei conti: troppe deroghe, troppe modifiche
«Norme pericolose».
Il presidente dell’Anac Raffaele Cantone lancia l’allarme sul decreto Sblocca cantieri, di cui denuncia i tanti aspetti problematici, soprattutto per quanto riguarda il subappalto e i rischi di infiltrazione mafiose. «Più che al far bene si pensa al “fare comunque”. Nel provvedimento, sulle grandi opere c'è poco, tranne la norma sui commissari straordinari che è molto pericolosa» per le deroghe concesse.
E mentre il Parlamento discute del decreto, la normativa finisce anche sotto la lente Corte dei Conti: troppe deroghe, troppe modifiche, troppi cambiamenti in corso d’opera, un vero ginepraio, che lascia spesso «sgomenti» gli operatori, soprattutto negli enti locali. Tra le cause del blocco degli investimenti, la procura contabile individua l’assenza di «ordinarietà», di regole semplici e stabili nel tempo, comprensibili e applicabili da tutti. Il presidente della Corte, Angelo Buscema, ieri, di fronte alla platea dei costruttori dell'Ance, ha colto l’occasione per dare i suoi suggerimenti e l’ha fatto in modo ancora più deciso rispetto all’audizione in Senato di pochi giorni fa. «Sono più le deroghe che le regole – ha tuonato –, ma le deroghe quando diventano prevalenti non aiutano nessuno», non nominando, però, mai i commissari straordinari previsti dal decreto, che potranno agire proprio in deroga alla legge e con poteri da stazione appaltante.
L’Ance è sulla stessa linea: «Vogliamo le regole, che siano, però, semplici e comprensibili – ha affermato il presidente, Gabriele Buia –, perché il Governo non può pretendere che gli ingegneri o gli architetti siano giuristi. Abbiamo cambiamo così tante volte che nemmeno la pubblica amministrazione sa più come fare». La programmazione delle infrastrutture strategiche, del resto, è stata modificata 5 volte negli ultimi 8 anni, con continui ripensamenti sulle priorità da finanziare «deleteri» per il settore. L’associazione evidenzia non a caso che dei 150 miliardi stanziati nelle ultime tre manovre, è stato speso solo il 4%, così come percentuali marginali sono state spese pure dei fondi europei. Il problema non sta tanto nelle famose soglie, di gara o di subappalto, ma nella complessità delle procedure «a monte» e nel fenomeno del «blocco della firma», che paralizza molti amministratori, timorosi di incorrere in abuso di ufficio o in contestazioni per danno erariale.
È proprio questo uno dei temi che le Commissioni Lavori pubblici e Ambiente del Senato si apprestano ad affrontare. «Le modifiche al testo – ha spiegato il relatore, Agostino Santillo – tenteranno di definire meglio le responsabilità dei funzionari pubblici, oltre a cambiare la soglia del subappalto, portandola probabilmente dal 50 al 40% e quella per la procedura negoziata». L’idea, in questo caso sarebbe, di tornare al testo della Legge di bilancio, permettendo la procedura aperta solo dopo il milione di euro (rispetto ai 200mila fissati ora dal decreto), come, peraltro, chiesto dall’Anci. Prima dell'approdo in Aula, previsto dopo le europee, martedì 28 maggio, dovrebbe inoltre essere eliminato il comma che esclude le imprese per irregolarità fiscale e contributiva non ancora accertata.
