Legittimo l’obbligo di dimora per un imprenditore accusato di corruzione
Sintesi della sentenza della Corte di Cassazione, VI sezione penale, numero 9385 del 1 marzo 2018.
La Suprema corte si è espressa sulla legittimità dell’obbligo di dimora nei confronti di un imprenditore, general contractor di un appalto, accusato di corruzione e di turbata libertà degli incanti per aver dato denaro agli amministratori di un consorzio che svolgeva funzioni di stazione appaltante.
La difesa aveva sostenuto che i rapporti tra il contraente generale e i terzi dovessero essere considerati di diritto privato. Nella sentenza, però, la Corte di Cassazione ha sottolineato che, nel momento in cui i general contractor effettuano la scelta di soggetti terzi a cui subaffidate le opere o le forniture che permettono di ottenere il risultato che si sono obbligati a fornire all'amministrazione aggiudicatrice, rispondono non come soggetti privati, ma come incaricati di pubblico servizio, ogni volta che scelgono di seguire una procedura concorrenziale.
Per la Cassazione si tratta di affidamenti eseguiti per conto della Pa, indirizzati alla realizzazione di un’opera finanziata con denaro pubblico.
