In Italia un’associazione (SIDiMa) li riunisce
Architetti, ingegneri, medici, dipendenti comunali, volontari. Un lavoro ce l’hanno; hanno deciso, tuttavia, di acquisire competenze nel disability management, frequentando, l’anno scorso, un corso di perfezionamento all’Università Cattolica di Milano, allo scopo di facilitare la vita a chi, ogni giorno, incontra troppi ostacoli. Ad aprile, hanno costituito la prima associazione dei manager della disabilità, La Società italiana disability manager (SIDiMa), presentata al primo convegno nazionale organizzato, di recente, a Gorgo al Monticano, nel trevigiano, dall’Ospedale riabilitativo di alta specializzazione di Motta di Livenza, prima struttura sanitaria ad assumere un disability manager, Rodolfo Dalla Mora, architetto esperto di progettazione accessibile e presidente della Società.
L’obiettivo della Società
SIDiMa si occupa di ricerca e promozione della cultura del disability management, nei contesti di riferimento, quali le istituzioni, la sanità e le aziende, al fine di sensibilizzare e tutelare i diritti delle persone con disabilità e il rispetto della persona in ogni suo aspetto, dimensione e momento della vita, in ottemperanza anche alla ratifica da parte dell’Italia della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, incidendo con forza nell’elaborazione delle politiche a livello nazionale e locale e rendendole più efficaci. «Intendiamo diffondere – dichiara Dalla Mora – questa figura strategica per uniformare le politiche di abbattimento di tutte le barriere, fisiche e culturali, che escludono o discriminano le persone con disabilità».
Il Libro bianco sull'accesibilità
In Italia, di disability manager si è parlato, per la prima volta, nel 2009, nel “Libro bianco su accessibilità e mobilità urbana”, edito da Franco Angeli e sintesi del lavoro condotto dal Comune di Parma, dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali e dalle associazioni che rappresentavano le persone con disabilità. Nelle linee guida, i curatori proponevano agli enti locali di istituire la figura del disability manager nei Comuni al di sopra i 50mila abitanti e di individuare, nelle città più piccole, un dipendente cui attribuire questa funzione.
Secondo il Libro bianco, il Disability manager deve impegnarsi a:
- promuovere nelle singole componenti dell’Amministrazione comunale un’attenzione peculiare alle persone con disabilità;
- segnalare ai responsabili degli uffici eventuali iniziative e azioni che possano porsi in contrasto con gli enunciati della Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità;
- evidenziare possibili linee-guida di intervento al fine di promuovere i diritti delle persone con disabilità;
- prevedere una segnaletica adeguata per l’accesso alle sedi dei servizi, definendo contrasti cromatici, colori e simbologia omogenea in modo da essere più facilmente identificabili, sia alle persone con disabilità sensoriali che psicofisiche, oltre che agli anziani;
- verificare l’effettiva accessibilità delle strutture comunali in collaborazione con i diversi servizi, individuando le situazioni di difficoltà al fine del loro superamento.
«Vogliamo rendere operative – aggiunge Della Mora – le linee guida. Purtroppo, ci si affida ancora alla buona volontà di amministratori sensibili, mentre si continua a erigere barriere, nonostante le leggi lo vietino. Vanno, poi, istituiti gli albi qualificati, per evitare che ci si improvvisi disability manager: servono professionisti con competenze specifiche, acquisite grazie a un percorso di formazione serio».
Il caso di Motta di Livenza
In alcuni Comuni, come quello di Parma e di Montesilvano, il disability manager è un’esperienza ormai collaudata, ma si tratta di realtà isolate. Qualche eccezione virtuosa la si ritrova all’ospedale di Motta, il cui “Sportello senza barriere”, dal 2007, svolge circa 300 consulenze l’anno per privati e Comuni, di cui il 90% per interventi di adeguamento degli ambienti domestici; e in un centro di riabilitazione in Umbria per bambini cerebrolesi, che ha avviato percorsi facilitati insieme a medici di famiglia e ospedalieri per agevolare l’accesso ai servizi sanitari a persone con disabilità complessa.
Claudio Lombardi
