Da professionista d’area ha collaborato a lungo con il Pd
Laureato in Filosofia all’Università Federico II di Napoli, giornalista pubblicista, esperto di comunicazione, scrittore. Antonio Funiciello, 45enne, casertano di Piedimonte Matese, è stato nominato capo di gabinetto del presidente del Consiglio Mario Draghi.
Da Gentiloni a Machiavelli
Tra il 2016 e il 2018, è stato capo staff del premier Paolo Gentiloni, oggi commissario Ue al Bilancio. Da quella esperienza ha tratto il saggio politico dal titolo “Il metodo Machiavelli - Il leader e i suoi consiglieri: come servire il potere e salvarsi l’anima”, pubblicato, lo scorso anno, per la Rizzoli. «Sono un ammiratore di Antonio Funiciello, che ha scritto sul “metodo Machiavelli” un libro non solo ricco e documentato, anche intelligente e di ottima resa stilistica, ma la sua idea di un consigliere del principe coraggioso e amico intransigente della verità mi sembra astratta», scriveva Giuliano Ferrara a proposito del saggio, come ricorda oggi Il Foglio, testata con cui, insieme a L’Espresso, al Riformista e a Liberal, il capo di gabinetto di Draghi ha collaborato.
Una vita da migliorista
Funiciello è dirigente dell'Eni e consigliere di amministrazione dell’Inpgi, l’istituto di previdenza dei giornalisti, dov’è arrivato su nomina della presidenza del Consiglio. È considerato un professionista d’area: ha collaborato a lungo con il Partito Democratico. Per un po’ è stato il responsabile della Cultura nella segreteria di transizione di Guglielmo Epifani. Negli ultimi 15 anni, ha attraversato le varie fasi della vita dei Democratici di sinistra prima e del Pd poi: dal 2004, in ordine sparso, è stato consulente politico di Luigi Zanda, consulente politico di Veltroni, consulente politico del gruppo democratico al Senato, consulente politico del vicepresidente della commissione Bilancio, il migliorista Enrico Morando, ma anche, due anni dopo, del presidente della commissione Bilancio, lo stesso Morando.
Il Funiciello-pensiero
«Poche cose danneggiano la leadership e rovinano lo stato come l’adulazione», scriveva Funiciello in un articolo del 2018. Eppure, notava, i leader continuano a circondarsi di «lacchè e piaggiatori». «Come mai? In parte perché uno dei pochi conforti alla solitudine della leadership viene proprio da questa categoria di consenzienti cortigiani. In parte perché, come spiega Plutarco, un leader, essendo un uomo con alta autostima di sé (sic!), è il primo adulatore di se stesso». Parola di Funiciello!
Claudio Lombardi
