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Infrastrutture: instabilità politica e troppe regole frenano gli stranieri
Economia e Politica
07 Febbraio 2018

Infrastrutture: instabilità politica e troppe regole frenano gli stranieri

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Nei confronti dell’Italia continuano a essere percepiti, più che altrove, il rischio politico e quello regolatorio

L’Università Luiss di Roma, in collaborazione con Deloitte Financial Advisory, ha realizzato uno studio, dal titolo “Investimenti in infrastrutture”, sull’interesse degli investitori stranieri sul nostro Paese.

Nei confronti dell’Italia continua a essere percepito, più che altrove, il rischio politico e quello regolatorio, indicati come i «pericoli maggiori» per chi investe a lungo termine capitale di rischio in infrastrutture, esistenti o da realizzare.

Ecco, in sistesi, i risultati della ricerca.

  • L’impatto della dotazione infrastrutturale sulla disuguaglianza del reddito è complessivamente negativo. A parità di condizioni, Province più ricche di infrastrutture sono caratterizzate da una più equa distribuzione del reddito.
  • Le infrastrutture di trasporto (porti, strade e ferrovie) e di energia riducono la disuguaglianza, quelle tecnologiche, le reti bancarie e le infrastrutture culturali e ricreative, in apparenza, la accentuano.
  • Le infrastrutture si sono dimostrate stabili di fronte alle recenti crisi economiche. Questa affermazione vale in particolar modo per gli asset infrastrutturali più “tradizionali”, ossia quelli aeroportuali, le reti di trasmissione e idriche, e quelli ferroviari. Il settore delle rinnovabili ha registrato il risultato più erratico, riconducibile principalmente alle frequenti modifiche intervenute nel quadro regolatorio.
  • Dopo anni di incertezza, Italia, Spagna e Portogallo sono di nuovo “open for business”. Nonostante all’interno dell’Europa occidentale Germania, Scandinavia e Regno Unito rimangano i Paesi più attrattivi, è ripreso l’interesse degli investitori verso questi Paesi.
  • Le infrastrutture rinnovabili sono considerate un asset class consolidato e popolare. Gli investitori finanziari dimostrano uno spiccato interesse verso le infrastrutture rinnovabili, nonostante i recenti cambiamenti avvenuti nel quadro regolatorio.
  • Massima attenzione degli investitori per il rischio regolatorio. Per molti di essi rappresenta una delle principali aree di attenzione. Gli investitori si aspettano, inoltre, che questa tendenza continui, prevedendo una regolamentazione sempre più stringente nei prossimi cinque anni.
  • I rendimenti richiesti dagli investitori finanziari in infrastrutture si sono ridotti. Gli investitori finanziari si aspettano IRR target medi fra il 10% e il 12%, in diminuzione rispetto agli anni scorsi, quando l’IRR target si collocava nell'intervallo 12%-14%.

 

Tags: Infrastrutture , Investimenti
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