Uno spaccato dell’eccezionale attitudine dell’artista alla trasformazione
Un viaggio “privato” nei capolavori di Giorgio De Chirico.
Fino al 27 maggio, il Castello di Rivoli, a 15 chilometri a ovest di Torino, ospiterà un selezionato nucleo di dipinti della collezione di Francesco Federico Cerruti realizzati dall’artista tra il 1926 e il 1927: uno spaccato dell’eccezionale attitudine alla trasformazione, che da immagini enigmatiche, come sogni, ombre nette, colori piatti, muove verso un’indagine sul tempo, l’immobilità, l’inesprimibile fragilità della coscienza. A partire dagli anni Venti, l’autore intraprende la via del superamento degli stili e incontra il tema della metamorfosi nel mondo antico.
«In De Chirico – Carolyn Christov-Bakargiev, curatrice, con Marcella Beccaria, della mostra – la riscoperta della mitologia classica non avviene, come nel Rinascimento, per ricostruire una storia nel passato, ma per uscire dalla Storia; la stessa che, proprio dal Rinascimento, ci ha portato a quell’accelerazione mortifera e ingestibile che arriva alla nostra contemporaneità».
