Appalti pubblici, l’analfabetismo digitale costa milioni di euro

Appalti pubblici, l’analfabetismo digitale costa milioni di euro

Incompetenti con budget milionari! Dalla relazione finale della Commissione parlamentare d’inchiesta sul livello di digitalizzazione e di innovazione nella PA emerge un quadro desolante.

L’Italia è al 25esimo posto in classifica su 28 Paesi dell’Unione. E rischia di rimanerci, «perché – avverte la Commissione – mancano competenze adeguate, soprattutto nei livelli apicali». L’analfabetismo digitale costa, ogni anno, milioni di euro di denaro pubblico e produce delle storture delle mercato, a discapito della concorrenza.

Incrociando i database di Consip e dell’Anticorruzione, la Commissione ha calcolato che, dal 2011 a oggi, le amministrazioni pubbliche hanno bandito più di 34mila gare nel settore digitale, aggiudicando appalti per 20,4 miliardi di euro: software, servizi telefonici, piattaforme di trasmissione dati, manutenzione. Nell’85% dei casi, però, si è presentato alla gara un solo partecipante (indovinate chi ha vinto!) e nella metà delle volte l’offerente non ha proposto alcun ribasso rispetto alla base d’asta. E perché avrebbe dovuto, se due volte su tre i metodi di aggiudicazione sono stato la procedura negoziata senza pubblicazione, l’affidamento diretto e la procedura negoziata senza gara?

Almeno le stazioni appaltanti sono state rapide ed efficienti. Macché! Il tempo medio tra la pubblicazione di un bando di gara e l’aggiudicazione è stato di 63 giorni, con punte che superano i due anni. Finanche l’ipertecnologica Agenzia spaziale italiana ne impiega 634 per assegnare un bando.